USC4P&J joined the Italian group Articolo 11 / Ostinati per la pace for their final act, concluding 150 days of vigil outside Palazzo Chigi calling for a withdrawal of the troops from Iraq. [see original appeal] The following is Stephanie's account of the evening as well as Chiara's reflections in Italian below:
As the saying goes, all good things must come to pass. After 150 days, 150 vigils calling for an end to the occupation, the Italian group Articolo 11 organized a die-in as their final act, in memory of the victims of war.
Our group had been present with them at three of the vigils in front of Palazzo Chigi, and we joined them again for this concluding act.
We arrived around 7pm and hung the usual peace flags and Articolo 11 banner (L'Italia repudia la guerra). There were friends we had met at the vigils as well as a number of new faces who had preceded us. And even one person who had come for the first time, better late than never!
After a brief meeting on how best to organize things, we rolled out the enormous peace flag, made up of numerous bandiere della pace, in the area destined for protests at Palazzo Chigi and around 20 of us went out to the street and lay down. Some came prepared with sheets to put over the bodies, some complete with red stains, which added impact to the message.
We remained on the street for 1 hour, 15 minutes while the names of the some of the 800 people who had stopped by the vigil and signed a petition calling for withdrawal of the troops were read out loud. I occasionally opened my eyes and was pleased to see people gathering around to observe and hopefully reflect on what we were doing.
Afterwards, we attempted to deliver the petition to someone from Berlusconi's office, but it wasn't possible. This actually came as no surprise.
As far as our group, we were, of course, disappointed to learn that the vigil was coming to an end; we had only just joined them in mid April. Though we understand the need to renew initiatives and rethink methods.
We are proud to have been a part of this and we applaud the efforts of all those who gave up their evenings to keep the candle burning.
We look forward to new initiatives with Articolo 11 / Ostinati per la pace.
Stephanie Westbrook
RIFLESSIONI CONCLUDENDO DOPO 150
GIORNI IL PRESIDIO NONVIOLENTO SOTTO PALAZZO CHIGI
Succede così, che le cose inizino e poi finiscano. Spesso non sappiamo,
né siamo tenute e tenuti a sapere, che sono esistite.
Noi per molti mesi
ci siamo alternate ed alternati sotto uno dei palazzi del potere (palazzo
Chigi) di/mostrando la nostra presenza per il ritiro delle truppe
dall'Irak, lo striscione "Art.11 L'Italia ripudia la guerra", i cartelli
criptici "Stiamo per andar via", con quel "qui" sottinteso generatore di
domande dei passanti e quindi di relazioni piu' o meno brevi, anche
conflittuali. Con il cartellone meno criptico "Sono un punto fermo per la
pace", con le bandiere arcobaleno e poi con i cartellini, fatti molto
meglio dei nostri, di US Citizens for Peace and Justice, la cui presenza
ha ancora di più consentito di intrattenerci con i tantissimi turisti di
passaggio. Le italiane e gli italiani ci chiedevano spesso che
associazione, partito, gruppo fossimo. È stata una occasione per parlare
di che cosa è un Gruppo di azione nonviolenta e per discuterne, come per
discutere di azioni nonviolente. Con stupore dobbiamo dire che con le
turiste e i turisti stranieri è stato più facile comprendersi sul senso
della nostra presenza, del tipo di azione scelta. Ma queste discussioni ci
sono state anche fra noi che abbiamo scoperto le nostre differenti
esperienze, punti di vista e la difficoltà, anche quando ci si crede "affini", nel conoscersi, comprendersi, valorizzarsi, confliggere senza
ricadere nei dettami di quella violenza che ci circonda. È stata
occasione, e su questo rifletteremo ancora, per interrogarci sulle azioni
dirette nonviolente, sulle campagne e attivazioni che possano rientrare in
questo tracciato, per essere felici quando la campagna contro la delega
per i codici militari di pace e di guerra acquisiva un punto a proprio
vantaggio.
Nelle sere d'inverno ci siamo chieste e chiesti più volte se
ciò che stavamo facendo restava sensato, se oltre a questo era possibile
per noi fare altro. Ci siamo chieste e chiesti piu' volte se vi era
congruenza tra la nostra azione e la richiesta di ritiro delle truppe, se
c'erano altri obiettivi e se questi erano obiettivi comuni. Abbiamo
scoperto di avere più obiettivi, tra loro non escludenti: dimostrare per
il ritiro delle truppe dall'Irak, dare dimostrazione che sono possibili
altre forme di attivazione oltre alle manifestazioni da centinaia di
migliaia di persone, dare continuità pari a quella dei conflitti anche
alla presenza, in strada, pubblica, almeno di qualcuna e qualcuno
appartenente al popolo della pace, chiamare le singole persone a compiere
gesti propri di dimostrazione e attivazione contro la guerra e sulla
strada della nonviolenza.
Siamo state e stati quasi una trentina di
persone, in tempi e modi diversi; e contavamo, forse ingenuamente, che
altre ed altri nelle tante associazioni e movimenti con cui pure stiamo
operando, si facessero partecipi di questa azione, le dessero respiro e
possibilità di resistenza e crescita. Non è stato così. Abbiamo
sicuramente commesso passi falsi e incerti, sicuramente non abbiamo
trovato le ulteriori energie e dimostrato le necessarie aperture che
coinvolgere altre ed altri richiedeva. Sicuramente questo non è stato
l'unico motivo della nostra solitudine nel movimento e restiamo sempre
pronti a discutere con chiunque.
Ma intanto, questa sera, la facciamo veramente finita. Perché bisogna anche imparare a chiudere le esperienze
per poterci tornare a ragionare con la dovuta distanza. Perché non si
può restare prigioniere e prigionieri di un'idea quando questa proprio
non funziona più, non ti appartiene più, non è più capace di
comunicare. Perché sia chiaro che non apparteniamo alla logica del "virtuale" che caratterizza oggi la nostra informazione/comunicazione e
non lasceremo che nell'immaginario di chi ci ha conosciuto resti l'idea
che noi siamo sempre lì, come punto fermo autosufficiente, impermeabile
ed "eroico". Per molte e molti questo pensiero può essere confortante e
rassicurante, per noi è anche questo parte di una cultura di violenza,
quella che viene costruita promuovendo logiche di delega e indifferenza,
di rinvio della propria attivazione sino al momento in cui la realta'
diventa la nostra personale, e inevitabile, tragedia.
Si può agire prima,
e ci sono tanti modi per farlo, senza aspettare che sia la violenza o la
guerra a travolgerci. Non necessariamente quello scelto da noi che pure
tanto abbiamo sperato di ricevere notizie di attivazioni, simili o no, in
altre parti di Italia o di Roma.
Ora è per noi che inizia un momento di
riflessione per cercare altre forme di azione nonviolenta. Intanto, ci è
parso importante dare segno della fine, come abbiamo fatto per l'inizio.
Perché nella vita succede così, che le cose inizino e poi finiscano.
Succede così, ma è sempre più difficile che sia così per le guerre.
"Art. 11" sono stati:
Alberto Castagnola, Alessandro Natalini, Andrea
Trentini, Anna Candida Felici, Chiara Arcarese, Chiara Cavallaro, Daniela
Degan, Enrico Euli, Federico Razzoli, Francesca Giovannelli, Ilaria De
Angelis, Ilija Soskic, Laura Gentile, Luigi Pirelli, Luisa Ferrari,
Manuele Messineo, Massimiliano Carra, Massimo Dall'Olio, Paola Epifani,
Roberta Ventura, Stefania Trocini, Stefano Guidi, US Citizens for Peace
and Justice, Walter Angelini e le ottocento persone di tutto il mondo che
si sono fermate con noi e hanno firmato per il ritiro delle truppe
dall'Iraq.
"Art. 11" ringrazia: Ubaldo per l'ospitalità, il calore umano,
le perle di saggezza enogastronomica e gli inestimabili sconti, Reorient
per il prezioso supporto logistico, gli artisti che hanno allietato le
serate al presidio: i musicisti del teatro "La Fenice" di Venezia, Il
Dragan Trio, la compagnia teatrale "Il Naufragarmedolce", Il coro"L'albero del canto" diretto da Lucilla Galeazzi, Ziad Trabelri, Enrica
Palmieri, Aglie e fravaglie, Sbilanciamoci.
Our Eyes Wide Open Film Series is suspended; for further information click here.
Upshot of our Nov. 9th group discussion on current politics:
It wasn't the Russians that got us Trump. Or Comey. Or even the massive GOP election fraud. It was the DNC.* *Dem National Committee
To learn how to stop the DNC
from delivering us another Trump, read Autopsy: the Democratic Party in Crisis.
Photo of a school in Yemen bombed by Saudi Arabian jets supplied by the U.S. and fueled in the air by the U.S. Air Force.
Tell Trump to STOP THIS CARNAGE, not fuel it! Click here.
Also participate in the CodePink email and/or phone initiative:
Click here to sign a petition, to put an end to the sanctions against Syria - their only effect is to take a terrible toll on the population, causing them to migrate! And click here to see the video by the Italian Committee to lift sanctions against Syria.
Did someone tell you that U.S. military intervention in Iraq was over? Not true: we're at it again. This time the pretext to drop bombs is "curbing ISIS" (which was created by the U.S. in the first place, to overturn al-Malaki in Iraq and then Assad in Syria, and is now out of hand.
Like what happened to "our" creature al Qaeda in Afghanistan). And the death toll continues to rise...
Write your senators and tell them: "Enough! U.S. out!! Iraq has shown it can curb ISIS by itself!"
Mailing List
Stay informed
Join the USC4P&J mailing list to stay informed on events and initiatives.